Care sorelle e cari fratelli, quest’anno ho notato un’abbondanza di luci natalizie e mi son dato questa risposta alla domanda “perché?”. Ci possono essere risposte diverse, ma io ho avvertito una necessità di luce. Mi sembra che questa moltiplicazione di luci natalizie dicesse del desiderio di luce a fronte di una percezione di oscurità incombente, di oscurità insopportabile.
Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio che abbiamo ascoltato in questa celebrazione ci invita a riflettere profondamente sul senso della pace. In un mondo spesso segnato da conflitti, divisioni e incomprensioni, il messaggio del Vangelo risuona come un richiamo alla responsabilità e alla speranza.
Care sorelle, cari fratelli, la nostra Eucaristia di questa sera vuol essere caratterizzata non solo dal sentimento, ma dalla decisione di rendere grazie a Dio, ispirati dalle parole del Vangelo che dicono i pastori, che sono i primi a riconoscere il segno di Dio nel bambino che nasce.
Care sorelle e cari fratelli, abbiamo ascoltato nel Vangelo: «Sarà chiamato Nazareno». Questo titolo che dice l’appartenenza di Gesù alla piccola città di Nazaret, è il titolo che lo accompagna per tutta la vita, fino alla morte. Noi sappiamo che l’iscrizione che Pilato fa affiggere sulla croce evoca proprio questa attribuzione: «Gesù Nazareno, il re dei Giudei».
Cari sorelle e fratelli, la solennità di questa celebrazione non vuol far velo alla meraviglia di Dio che diventa uomo, piuttosto vuole celebrarla nella festa, nella bellezza, nel musica, lo stesso Vangelo. Le voci del canto vogliono rappresentare l’armonia che sta al cuore del Vangelo che abbiamo ascoltato, proprio nelle parole che risuonano nella coscienza cristiana e continuamente ci interrogano, ci ispirano, ci spronano.
Care sorelle, cari fratelli, abbiamo ascoltato l’angelo dire: «Non temete: vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore». L’angelo annuncia la grande gioia che il profeta aveva in qualche modo preannunciato.
La testimonianza eroica di Sant’Alessandro, rinnovi la nostra scelta di credere l’Evangelo, di stupirci del Dono di Dio, di testimoniarlo nell’amore evangelico, di rafforzare le ragioni della nostra speranza. Raccogliamo l’esortazione dell’apostolo: comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo… Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
Le parole di Papa Leone XIV nell’omelia della Messa celebrata in occasione del Giubileo delle Famiglie, il 1° giugno scorso, in Piazza San Pietro.
Care sorelle e fratelli, La Pasqua ci consegna il dono della pace e insieme alla pace altri tre doni: il dono delle Scritture, della Parola di Dio, della Bibbia; il dono di una vita nuova; il dono infine di una comunità.
are sorelle e fratelli, stiamo vegliando. Questa è considerata la “madre di tutte le veglie”. Tante persone vegliano di notte. Penso a coloro che lavorano di notte. Non sono poche queste persone. Penso a coloro che vegliano gli ammalati, nelle nostre case, negli ospedali, nei diversi istituti. È gente che veglia con le luci tenue accese.