Lettera Pastorale 2012-2013

Cari fratelli e sorelle,
con questo saluto apriamo spesso i nostri incontri. Che significato assumono queste parole, normalmente usate nelle relazioni familiari? Perché i cristiani definiscono le relazioni tra loro con questi termini? Si tratta di un modo di dire per indicare come devono atteggiarsi gli uni verso gli altri o indica qualcosa di reale? E se fosse reale, quale consistenza assume una definizione di questo genere nella nostra vita?
Vi chiedo scusa, se inizio questa lettera con una serie di domande; mi sembra un modo per entrare velocemente nel tema che intendo condividere con voi: “La fraternità nella comunità cristiana“.
Perché questo tema?
Il Sinodo diocesano ha indicato la Parrocchia come una “comunità fraterna” (n. 72), “una comunità di amore fraterno” (n. 272): questa descrizione delinea il volto della comunità parrocchiale e nello stesso tempo prospetta un’esigenza da perseguire.
È questa esigenza, il motivo della scelta del tema di quest’anno: le nostre parrocchie e la nostra Chiesa diocesana crescano nella fraternità e diventino più consapevoli che questa caratteristica è decisiva per essere veramente discepoli del Signore Risorto e collaboratori della sua Missione. È questa la strada da percorrere per rinnovare la vita delle nostre comunità, per incarnare maggiormente la nostra fedeltà al Vangelo, per alimentare lo slancio missionario, per favorire le forme di collaborazione a tutti i livelli. In particolare, è in questa prospettiva che si collocano la riflessione e l’attuazione delle Unità pastorali avviate dal Sinodo diocesano.
La scelta di questo tema s’intreccia fortemente con l’indizione dell’Anno della Fede da parte del Santo Padre, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e del ventesimo anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.
[…]
Anche la nostra Diocesi aprirà comunitariamente l’Anno della Fede l’11 ottobre prossimo, con una particolare Celebrazione nella chiesa parrocchiale di Sotto il Monte, nella memoria liturgica del Beato Papa Giovanni XXIII, a noi carissimo. Il ricordo e la venerazione di Papa Giovanni, uniti a una rinnovata consapevolezza del suo magistero, della sua testimonianza e del profetico coraggio con cui diede inizio al Concilio ecumenico Vaticano II, caratterizzeranno il nostro modo di celebrare l’Anno della Fede per giungere a una significativa celebrazione del cinquantesimo anniversario della sua morte avvenuta il 3 giugno 1963. In questo senso, la Diocesi, la Fondazione Papa Giovanni XXIII, la Parrocchia di Sotto il Monte unitamente alla Comunità del PIME, proporranno alcune iniziative di particolare significato. Tra queste, sin da ora, mi permetto di sottolineare il Pellegrinaggio diocesano a Roma e i pellegrinaggi parrocchiali a Sotto il Monte. Inoltre propongo a tutti i giovani un pellegrinaggio a piedi da Assisi a Roma lungo la Via Francigena, che si terrà nel mese di agosto.
Nell’incontro con la Diocesi di Bergamo, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’elezione di Papa Giovanni, Benedetto XVI così si rivolgeva ai pellegrini bergamaschi: “La diocesi di Bergamo è in festa e non poteva mancare all’incontro spirituale col suo figlio più illustre, “un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore”, come egli stesso ebbe a dire. Accanto alla Confessione dell’Apostolo Pietro riposano le sue venerate spoglie mortali. Da questo luogo caro a tutti i battezzati, egli vi ripete: “Sono Giuseppe, vostro fratello”… È nella parrocchia che s’impara a vivere concretamente la propria fede… Con molta fiducia Papa Roncalli affidava alla parrocchia, famiglia di famiglie, il compito di alimentare tra i fedeli i sentimenti di comunione e di fraternità. Plasmata dall’Eucaristia, la parrocchia potrà diventare – egli pensava – fermento di salutare inquietudine nel diffuso consumismo e individualismo del nostro tempo, risvegliando la solidarietà ed aprendo nella fede l’occhio del cuore a riconoscere il Padre, che è amore gratuito, desideroso di condividere con i suoi figli la sua stessa gioia».[…]
Dalla lettera del Vescovo Francesco Beschi
18-04-2011