Venerdì Santo nella Passione del Signore

18-04-2014
Care sorelle, cari fratelli, cari malati, cari volontari,
una parte importante di questa liturgia del venerdì santo è rappresentata dall’annuncio della passione del Signore secondo Giovanni e dalle letture del profeta e dell’apostolo che la accompagnano. Io riecheggio qualche piccolo tratto che desidero condividere con voi, sapendo che lo spazio della meditazione e dell’adorazione continuerà con l’ostensione della croce e poi finalmente con la comunione eucaristica.
 
Mi ha colpito quest’anno questo sguardo che Giovanni evoca dicendo: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Lo sguardo abbraccia croce e crocifisso, che sono inseparabili ma nello stesso tempo sono distinti. 
 
Nella croce noi riconosciamo il dolore. Il dolore fisico ma non solo quello. Il dolore del mondo e il dolore di ciascuno. Quante volte appunto per parlare del dolore noi parliamo di croce. Ma nella croce noi riconosciamo anche il patibolo, quindi lo strumento di esecuzione di una sentenza di condanna.
 
Il nostro sguardo però non vede solo la croce, il nostro sguardo vede soprattutto il Crocifisso. È Lui il protagonista della vicenda del dolore, della morte, di quella vicenda che sta al cuore della fede dei cristiani ma nello stesso tempo diventa assolutamente affascinante e pensosa per qualsiasi uomo e donna di buona volontà.
 
Chi è il Crocifisso? Chi è Colui verso il quale noi volgiamo lo sguardo?
 
Nel Crocifisso noi riconosciamo tutti i crocifissi. Possiamo essere noi stessi, possono essere le persone che ci sono care, sono tutte le persone che la sofferenza della vita o la condanna degli uomini hanno inchiodato ad una croce. I crocifissi. La cosa che maggiormente comunque colpisce è che a livello universale, superando addirittura i confini della fede cristiana, donne e uomini si riconoscano nel Crocifisso: nel momento della loro sofferenza, nel momento della loro pena si riconoscono in questa figura. Certamente lo fanno i cristiani, ma dobbiamo ammettere che non è soltanto per i cristiani: anche l’uomo più distratto e lontano, nel momento della prova e della pena guarda al Crocifisso. È come se fosse il suo specchio, si riconosce in Lui, in qualche modo chiede di poter trovare in Lui una risposta. 
 
La cosa ancora più grande è che Dio nella persona di Gesù ha voluto identificarsi in tutti i crocifissi e chiede a coloro che credono in lui di riconoscerlo in tutti i crocifissi. 
Se il movimento di identificazione nel Crocifisso potrebbe essere istintivo, cioè la croce di Gesù rappresentativa di tutte le croci e quindi anche della mia, sorprendente invece è il fatto che Dio ha voluto identificarsi con tutti i crocifissi e invita tutti noi a riconoscerlo soprattutto lì. 
 
Ecco ciò che disegna e dà forma alla coscienza cristiana. Ecco ciò che spinge i cristiani e insieme tutti gli uomini di buona volontà ad un atteggiamento di intensissimo amore nei confronti di ogni crocifisso, non solo per pietà, per passione, per condivisione, non solo per esprimere un concreto aiuto, ma perché lì noi riconosciamo la presenza di Dio stesso nella persona di Gesù.
 
Io vorrei consegnarvi questo messaggio. Vorrei che a partire dalla celebrazione della passione del Signore noi raccogliessimo quello che il Signore ci insegna, quello che il Signore vuole, cioè riconoscere in ogni uomo e donna, piccolo o vecchio che sia, qualsiasi sia la sua condizione, in ogni uomo che soffre, in ogni uomo che è condannato dalla vita, spesso dagli altri uomini, spesso crocifisso dalla stessa società in mille modi, vorrei che qui noi riconoscessimo il volto e la presenza di Cristo stesso.
 
Cari fratelli, il racconto della passione è affascinante e tra qualche istante compiremo questo segno che chiama sempre l’attenzione, lo sguardo, la partecipazione intensa e interiore di tanti: l’ostensione della croce, il bacio del Crocifisso, ma questo segno ci riporti alla realtà. Quel bacio al Crocifisso diventa il bacio che in mille modi, in mille gesti, ma con la stessa intensità d’amore noi siamo chiamati a portare a tutti coloro che sono crocifissi riconoscendo in loro viventi l’immagine stessa di Cristo perché Lui ci ha insegnato così, perché Lui ha voluto essere così.

 

(trascrizione da registrazione)