Solennità dell’Immacolata – Basilica S. Maria Maggiore

08-12-2014
Care sorelle e cari fratelli,
abbiamo ascoltato l’annuncio dell’angelo a Maria. Una parola che rivela la missione di questa donna, la sua vocazione e anche la sua condizione, perché l’apertura stupenda di questo saluto è “rallegrati” – una parola che vorremmo sentire anche per il nostro cuore – si accompagna al motivo di questa gioia: “piena di grazia”. Piena cioè della benevolenza di Dio, piena dell’amore di Dio che si sta per manifestare in maniera definitiva nella persona di Gesù.
 
Proprio nella vicenda di colui che sarà suo figlio, si trovano le ragioni del mistero che stiamo celebrando, cioè che Maria sia preservata da ogni peccato, anche da quello che chiamiamo il peccato originale.
 
In termini molto semplici, che ci appartengono, vorrei appunto evocare quanto abbiamo udito nella prima lettura, grande rappresentazione del libro della Genesi. Il peccato dell’uomo, il peccato radicale, il peccato originale è una sottrazione di fiducia. L’uomo in quella situazione splendida che ci viene rappresentata degli inizi, con una libertà assolutamente radicale, si sottrae da una relazione di fiducia. È il grande dramma della libertà dell’uomo: fidarsi o non fidarsi di Dio e degli altri.
 
Questa non è soltanto la condizione iniziale, questa è la condizione che percorre la storia, la scelta di ogni giorno e di ogni persona umana.
 
Questa scelta ha a che fare con la nostra dignità. La bellezza che risplende in Maria evoca quella bellezza che appartiene ad ogni essere umano, qualsiasi sia la propria condizione, anzi ad ogni essere umano proprio nel momento in cui non splende, in cui la sua condizione è provata, è nascosta, è deformata, è impoverita. Questa bellezza fondamentale che in Maria risplende e tanto ci affascina, noi la chiamiamo “dignità”.
 
La formazione della nostra dignità è certamente custodita nel riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona umana. Il rischio che rischiamo di correre è quello di separare questo riconoscimento dei diritti che vanno ad alimentare il riconoscimento della dignità di una persona umana, di slegare tutto questo da una considerazione di relazioni fiduciali che nessuna legge può imporre, ma che scaturiscono da un intimo convincimento e da una personale decisione. Maria a conclusione della rivelazione dell’angelo dice: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola”, cioè “mi fido”, “mi affido”.
 
Care sorelle e cari fratelli, le proposte e i messaggi si accumulano quotidianamente, ma è nostra responsabilità – soprattutto di noi europei e di noi italiani – non dimenticare il grande discorso di Papa Francesco al Parlamento Europeo e la radicale affermazione della dignità dell’uomo inseparabile da relazioni impegnative. Dice il Papa: “Occorre prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere dal fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Infatti oggi vi è la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia dei diritti individuali – sono tentato di dire individualistici – che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale. Al concetto di diritto non sembra che si accompagni l’altrettanto e decisivo concetto di dovere. Così si finisce per affermare i diritti del singolo senza tener conto che ogni essere umano è legato ad un contesto sociale in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa”.
 
Capite, cari fratelli e sorelle, come questa bellezza di Maria, questa pienezza di grazia, questa lontananza dal peccato è in ultima analisi un messaggio potentissimo, a ciò che ci sta più caro, a noi e che dobbiamo riconoscere carissimo a coloro ai quali la dignità è tolta dalle condizioni in cui si trovano. Degnissimo il riconoscimento di una dignità personale, ma non separata da quei legami impegnativi che contribuiscono a far sì che ci venga riconosciuta la dignità e che venga riconosciuta soprattutto a coloro che fanno più fatica ad avvertirla. A volte noi stessi in certe condizioni ci troviamo nella medesima situazione.
 
Cari fratelli e sorelle, il peccato è una cosa seria, ma non solo dal punto di vista morale, ma dal punto di vista esistenziale perché il peccato svuota la nostra relazione fiduciale con Dio e in ultima analisi svuota le nostre relazioni fiduciali, quelle che contribuiscono alla relazione coniugale, alla costruzione della famiglia, poi della comunità e finalmente della società.
 
Siamo veramente disorientati da una corruzione che ci sembra diffusa e che si manifesta ogni giorno in maniera sorprendente e sconcertante. Cari fratelli e sorelle, facciamo attenzione che il virus della corruzione nasce proprio dal peccato originale, che non è semplicemente quello di Adamo, ma è quello che percorre la nostra libertà, tutta concentrata su di noi e non attenta alla costruzione di quel bene che garantisce noi proprio nella misura in cui garantisce tutti e particolarmente i più deboli.
 
L’annuncio dell’Angelo allora è veramente un motivo di gioia: è il rallegrarsi perché Dio vince la nostra rassegnazione e il nostro smarrimento, a volte anche quella depressione spirituale che nasce dalle nostre colpe. Nasce un nuovo Adamo, inizia in Gesù una nuova storia e coloro che si fidano di Gesù partecipano di questa nuova storia, non perché sono esenti dal peccato, ma perché questa nuova storia ci può rigenerare continuamente attraverso il grande dono della misericordia di Dio.
 
L’amore di Dio è così grande che è capace di ristabilire sempre la nostra dignità e la dignità di ogni persona umana attraverso la forza di un amore capace di trasformarci.
 
In questa festa, contemplando la nostra Madre Immacolata, riconosciamo anche il nostro destino più vero, la nostra vocazione più profonda: essere amati e essere trasformati dall’amore, essere trasformati dalla bellezza. 

(Trascrizione da registrazione)