ECCELLENZA REV.MA MONS. FRANCESCO BESCHI
Pasqua di Risurrezione

Cattedrale
17-04-2022

Care sorelle e fratelli, Cristo è risorto!

È una notizia che non può invecchiare. Nel momento stesso in cui un uomo dice “Cristo è risorto!” sta affermando la novità assoluta, la novità che si impone ad ogni novità, la novità capace di rendere nuovo tutto ciò che è antico. Il male è antico, il bene è sempre nuovo. Cristo risorto è la sorgente di ogni bene e proprio per questo noi speriamo, noi speriamo in Cristo sorgente della vita, noi speriamo in Cristo risorto sorgente inesauribile della vita.

Ogni anno come oggi, ogni settimana come la domenica, ogni giorno, ogni istante un cristiano annuncia la morte del Signore, proclama la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta nella gloria. Non lo facciamo con le parole, non lo facciamo solo con i riti, ma lo facciamo con la vita: è qualcosa di irresistibile per un cristiano.

A volte lo smentiamo con i nostri comportamenti, ma poi finalmente con la nostra esistenza lo affermiamo: se riesci a entrare nel cuore di un cristiano ti rendi conto che questo annuncio è la ragione della sua vita e della sua speranza.

A volte sembra chiusa in un sepolcro, ma viene il momento in cui è scoperchiato. Mi auguro che ciascuno di voi possa raccontare una storia così di risurrezione e probabilmente se siete qui è perché questa storia ha una sua verità per ciascuno di voi. Siamo cristiani perché a questo crediamo.

Siamo cristiani perché questo proclamiamo con le parole: non è difficile da un pulpito, forse a volte lo è di più con le parole dell’esistenza che ci rivolgiamo, con i giudizi che esprimiamo, con i sogni che alimentiamo. Ma non bastano le parole per dire la nostra fede: la nostra testimonianza pur imperfetta manifesta comunque che chi è conquistato da Cristo vuole vivere come Cristo, anche se nello stesso tempo ne constata continuamente la distanza. Care sorelle e fratelli, non spaventiamoci. Non facciamo di questa distanza un alibi, ma facciamone piuttosto una condizione per continuamente tornare a lui. È quello che il Vangelo ci chiede: convertitevi! tornate a Dio! I nostri comportamenti cercheranno di esprimere sempre più la fedeltà a lui, ma innanzitutto vogliamo che lui abiti la nostra coscienza, i nostri pensieri, i nostri gesti.

Siamo cristiani perché crediamo nella Pasqua di Gesù, siamo cristiani perché proclamiamo con le parole e con la nostra testimonianza la Pasqua di Gesù.

In un manoscritto antico che riporta parole di Vangelo e di fede si trova una variazione unica rispetto all’espressione che risuona in latino: “Resurrexit sicut dixit”, è risorto come disse. L’amanuense, involontariamente o volontariamente, forse giovane distratto o forse coraggioso capace di cambiare queste parole, verga: “Resurrexit sicut dilexit”, è risorto come amò. L’amore genera sempre vita e proprio per questo è più forte della morte.

Noi dobbiamo dirlo alla luce di Cristo crocifisso e risorto: solo l’amore salva l’uomo. Quanto bisogno di salvezza! Quanta attesa di salvezza! In questi anni l’abbiamo percepito in maniera più forte e ci sono risposte necessarie che l’intelligenza e la responsabilità dell’uomo mette in atto continuamente. Risposte che vorremmo fossero sempre più perfette perché la nostra vita è breve e ci saranno altre vite dopo di noi.

Noi avvertiamo che è solo l’amore che ci riscatta ed è solo l’amore che ci salva. Non solo un’idea di amore e non solo nemmeno il nostro amore che non è mai abbastanza, ma quell’amore di Dio che ha trovato la sua rappresentazione reale, noi diciamo incarnata, nella persona di Gesù fino al gesto supremo: “non c’è amore più grande che dare la vita”. Non solo offrire la propria vita, ma offrire la propria vita perché gli altri vivano. Questo è il nostro Dio così come ce lo ha rivelato Gesù.

Paolo VI, santo, uno dei grandi Papi del Concilio con Giovanni XXIII, uno dei grandi Papi della pace, non solo uscì nel suo discorso all’ONU con quell’espressione che attraversa gli anni “mai più la guerra!”, ma la accompagnò con un’altra: “uomini, siate uomini!”.

Siamo consapevoli che se viene meno un umanesimo intriso di Vangelo, fondato sull’amore per l’uomo, che trova la sua sorgente in quell’amore che Dio ci consegna, sempre la tragedia è in agguato.

Degli Alpini si dice “è andato avanti”, parlando della loro morte. Passi il paragone: Cristo è andato avanti donando la sua vita, creando una umanità nuova. È andato avanti, è andato oltre. La risurrezione non è un ritorno indietro, ma è il principio di una creazione nuova.

Noi la accogliamo nella fede e la possiamo rendere reale nella storia nella misura in cui la nostra fede ci spinge a compiere gesti di risurrezione, sapendo che il compimento non appartiene a noi, ma appartiene soltanto a Dio.

A noi viene chiesto di accogliere quella parola che è Gesù e di lasciare che la nostra vita prenda la sua forma, imitandolo. Non possiamo fare quello che ha fatto Gesù, ma possiamo assimilare i suoi sentimenti, i suoi pensieri, la sua relazione con Dio che chiama “padre”, che è suo padre e di cui ha fatto dono anche a noi.

Care sorelle e fratelli, stanotte dopo qualche giorno le campane hanno suonato di nuovo. Vi sono paesi in cui le campane non hanno ancora suonato, paesi in cui non possono suonare e paesi in cui in questo momento le campane sono state abbattute e altri suoni rimbombano. Certamente in tanti ricorderete quelle campane che affascinano, che stupiscono, che attraggono l’Innominato ne “I promessi sposi”. È là chiuso nel suo male e i suoi occhi sembrano pieni di oscurità. Ma poi viene l’alba: sente voci di gente in festa, come noi. E infine sente le campane che da campanili diversi, non sincronizzate ma armoniche, suonano: “Quel rimbombo non accordato ma consentaneo delle varie campane, quali più, quali meno vicine, pareva, per dir così, la voce dei gesti che stava vedendo, e il supplemento delle parole stava udendo. L’Innominato guardava, guardava; e gli cresceva in cuore una più che curiosità di saper cosa mai potesse comunicare un trasporto uguale a tanta gente diversa”.

Anche noi siamo tanta gente diversa, ma la campana della risurrezione rappresenta per ciascuno un trasporto che ci unisce.

Care sorelle e fratelli, Cristo è risorto! è veramente risorto! E noi vogliamo tornare nelle nostre case, in questi giorni vogliamo farci vicino a chi soffre, a partire da questa irriducibile fede.

(trascrizione da registrazione)