Te Deum

Cattedrale
31-12-2025

Care sorelle, cari fratelli,
la nostra Eucaristia di questa sera vuol essere caratterizzata non solo dal sentimento, ma dalla decisione di rendere grazie a Dio, ispirati dalle parole del Vangelo che dicono i pastori, che sono i primi a riconoscere il segno di Dio nel bambino che nasce: “se ne tornarono, glorificando, lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto come era stato detto loro”. Anche noi vogliamo glorificare, lodare, ringraziare Dio per i doni che abbiamo ricevuto.

Innanzitutto ringraziamo per il dono del tempo, per i giorni di quest’anno. Abbiamo ascoltato l’Apostolo che parla di “pienezza del tempo”. È il tempo che stiamo vivendo. Vogliamo ringraziare il Signore per il dono del tempo, non solo perché siamo vivi, ma soprattutto perché ci è dato di abitare questo tempo e lo vogliamo avvertire come un dono e nello stesso tempo come un impegno. Come abbiamo impegnato il nostro tempo? La nostalgia dei tempi passati sembra pervadere molti, per altri invece c’è la fuga verso tempi che ancora non ci sono e si immaginano migliori.

Noi abbiamo ricevuto in dono questo tempo e dobbiamo accogliamo come un dono in ogni sua sfumatura: tempo impegnativo, tempo drammatico, tempo di grazia, tempo di un’infinità di bene, che forse qualche volta — e non vogliamo esibirlo — ci ha visto protagonisti, ci ha visto anche destinatari di tanto bene. Questo è il nostro tempo e noi non vogliamo sottrarci a questo tempo.

Ringraziamo Dio poi per il dono di Gesù. Abbiamo udito dall’Apostolo: «Dio mandò il Suo Figlio». Questo è il tempo di Cristo. A volte i nostri smarrimenti e le nostre paure, a volte le nostre stesse cattiverie, sono frutto di una dimenticanza. Noi viviamo nel tempo di Cristo.

Attraverso Gesù abbiamo ricevuto il dono dell’adozione a figli. Questo è dunque il tempo della fraternità. Ringraziamo il Signore perché ci ha chiamati ad essere fratelli e sorelle, e vogliamo ringraziarlo per le nostre comunità, chiedendo che possano essere sempre più trasparenti in questo vivere la grazia di essere fratelli e sorelle in Gesù.

Ringraziamo anche per il dono della Chiesa e ringraziamo per la testimonianza di fede che ci è stata consegnata e che cerchiamo di custodire. In questo anno vogliamo ringraziare per la testimonianza che ci è venuta da grandi figure della nostra Chiesa: ricordiamo Papa Francesco; ricordiamo Papa Leone, ricordiamo i 1700 anni dal Concilio di Nicea che ci ha donato la sintesi della nostra fede, il Credo che tra poco proclameremo. Ricordiamo con gratitudine la testimonianza eroica di padre Martino Capelli, martire, ucciso dai nazisti ottant’anni fa.

Personalmente, ringrazio il Signore per il dono che ho ricevuto nel compiere il pellegrinaggio pastorale nelle parrocchie. Incontrare tante sorelle e fratelli, conoscere le realtà delle nostre parrocchie, vedere tanta fede viva e operosa è un grande motivo di ringraziamento.

Ringraziamo per il Giubileo, tempo di misericordia e di speranza. Voglio ricordare in particolare il giubileo dei carcerati; abbiamo voluto che la nostra chiesa fosse vicina a queste persone che non devono mai essere guardate con disprezzo o con esclusione.

Ringraziamo per la speranza. Quale mondo sarebbe quello senza Dio? Sarebbe un mondo esposto alla solitudine e all’aridità del cuore. Come è possibile una speranza senza riconoscerci figli, figli di Dio? Come è possibile una fraternità che sia solo la costituzione di appartenere tutti allo stesso genere umano, al mondo dei viventi? La fraternità è una relazione nel segno dell’amore, che rivela quello che veramente siamo. È dall’amore di Dio che scaturisce quella solidarietà di cui tutti abbiamo bisogno a partire dalle nostre famiglie.

Una solidarietà che rivela e alimenta la nostra umanità. Abbiamo bisogno di umanità e l’umanità si nutre di amore e si nutre di solidarietà, che non è solo risposta ad un bisogno, non è solo l’efficienza di un’organizzazione, ma è relazione, comprensione, compassione, comunione. Cominciare proprio dalle relazioni personali con i nostri cari.

Dentro questo orizzonte di solidarietà permettete di rendere grazie al Signore anche per le opere che abbiamo inaugurato che non sono solo mura: la Casa Marina Lerma, che ospita i bambini gravemente disabili, piuttosto che quelli che sono in fase terminale; la casa di San Paolo d’Argon, che ospita famiglie e persone in difficoltà soprattutto nella relazione coniugale; il Museo Diocesano, che offre un segno di speranza attraverso l’itinerario della bellezza; la ristrutturazione della Grande Casa del Patronato, che tutti conosciamo come Casa della Carità, accogliente per tutti; il cinquantesimo della Caritas Diocesana e della nostra missione in Costa d’Avorio.

Cari sorelle e fratelli, ringraziamo e speriamo. Sappiamo che la fede genera speranza. Crediamo che l’amore generi la gioia.

(trascrizione da registrazione)