Natale del Signore

Cattedrale
25-12-2024

Care sorelle e fratelli,
stanotte il Santo Padre ha aperto la Porta Santa nella Basilica di San Pietro. Altre tre ne aprirà in questo periodo natalizio nelle grandi basiche che diventeranno meta del pellegrinaggio. Con queste aperture si inaugura il Giubileo ordinario che si celebra ogni 25 anni. Molti di noi hanno vissuto quello del 2000, nel passaggio del millennio. Il Papa apre anche una quinta Porta Santa nel carcere di Rebibbia ad indicare in modo ancora più significativo l’apertura del cuore di Dio a tutti gli uomini.

Noi vogliamo raccogliere dal gesto simbolico della Porta Santa l’esigenza di aprire il nostro cuore. Il cuore dell’uomo ha bisogno di amare e di essere amato per vivere. Potrebbe sembrare quasi una ovvietà, ma sappiamo quanto questo sia esposto alla smentita. Vedendo come si susseguono nuove guerre viene da pensare che il mondo abbia perso il cuore.

D’altra parte, questo Giubileo che è nel segno della speranza ci fa avvertiti che la sorgente della speranza è il cuore. Le speranze di ogni persona umana si nutrono di amore. Noi abbiamo inventato il cuore artificiale, abbiamo inventato anche l’intelligenza artificiale, ma non ci accontentiamo di un amore artificiale. Il cuore è il centro unificante di ogni persona, non è solo un organo del corpo. L’uomo rischia di smarrire il cuore, cioè il centro di se stesso.

Per ritrovare il nostro cuore, dobbiamo aprirlo. Cosa significa aprire il cuore?

Aprire il cuore significa innanzitutto accogliere.

Aprire il cuore significa accogliere Dio. Siamo venuti a celebrare il Natale e questo è un segno che il nostro cuore è disposto ad accogliere Dio nella persona di Gesù. Noi contempliamo il Vangelo che ci annuncia la nascita di Gesù, noi contempliamo l’immagine tradizionale del presepe, realizzato anche nella nostra Cattedrale in maniera molto raffinata. Tutto questo evoca a noi la possibilità, anzi l’esigenza di aprire il cuore per accogliere Dio nella nostra vita. Non dobbiamo avere paura di Dio: si manifesta proprio nella mitezza e nella delicatezza di un bambino che nasce.

Aprire il cuore significa accogliere il prossimo. Il prossimo è la nostra compagna o il nostro compagno di vita, lo sposo o la sposa. Accogliamo i figli, alcuni piccoli sono qui in mezzo a noi. Accogliamo ogni vita dall’inizio fino al suo compimento. Accogliamo il prossimo anche quando il suo volto è abbruttito perché segnato dalla prova, quando il suo volto porta i segni del rifiuto.

Aprire il cuore significa accogliere il dono della creazione. Spesso più che accogliere la creazione, la sfruttiamo.

Accogliamo Gesù come Maria e Giuseppe: sono figure non solo sentimentali, ma ci dicono come attraverso la fede si possa accogliere Dio e il prossimo e il mondo per accogliere e ritrovare anche noi stessi.

Siamo consapevoli di quello che il Vangelo ci ha ricordato: “venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto”. Anche in una città come la nostra che oggi è ai vertici dei riconoscimenti sotto tanti profili, addirittura come città ideale, l’accoglienza e la casa sono un problema.

Sono stato in carcere e una delle difficoltà per poter alleggerire il peso rappresentato da un affollamento disumano che chi non vede non può capire, è la possibilità di scontare la propria pena in maniera diversa, ma occorrono case che accolgano queste persone perché possano vivere, lavorare, scontare la loro pena fuori dal carcere.

Penso anche alla nostra città universitaria e alla fatica dei giovani studenti a trovare casa.

Penso ai lavoratori che vengono da noi e non trovano, siano italiani o immigrati.

Penso alle giovani famiglie.

Accogliere Dio, accogliere il prossimo, accogliere il creato, accogliere noi stessi chiede una casa per tutti.

Aprire il cuore significa non solo accogliere, ma anche donare.

Sono certo che in questi giorni abbiamo rinnovato il piacere non solo di ricevere doni, ma anche di farli. È un segno di qualcosa di più profondo. È il segno di un potere che è capace di scardinare altri poteri che ci sembrano quelli dominanti, quelli che dettano legge, quelli inesorabili: il potere del denaro o il potere della forza, ad esempio. Oggi è il criterio del più forte che risolve le questioni: ma è giusto? Il più forte ha ragione: è giusto? Come pure il potere del controllo. La parola d’ordine oggi sembra non essere più pace ma sicurezza. Abbiamo bisogno di sicurezza e ringraziamo coloro che proteggono la nostra sicurezza, ma non basta. La sicurezza ci espone al potere del controllo su tutti gli aspetti della nostra vita.

Aprire il cuore al dono significa introdurre in questi poteri che sembrano inossidabili una forza più grande: il potere dell’amore e della gratuità sono più grandi. In ogni angolo del mondo dove sembra che l’inesorabilità di questi poteri si imponga, noi riconosciamo che c’è la sorpresa di un potere che non è controllabile, che non è sottomettibile. È il potere del cuore, è il potere del dono, è il potere del gesto gratuito di cui tutti, anche il più povero, è capace.

Aprire il cuore significa accogliere, donare e condividere.

Condividere è superare i confini degli interessi particolari. Tutti quanti siamo timorosi, sospettosi, un po’ sfiduciati. Fratelli e sorelle, se non superiamo quel confine – che invece sembra che vogliamo marcare sempre di più – dell’interesse particolare, saremo sempre più impauriti e smarriti. Condividere è pensare a qualcosa che tutti quanti operiamo per entrare nell’orizzonte di un bene più grande. La partecipazione alla vita e alla costruzione della città intesa come convivenza umana è l’antidoto all’indifferenza che alla fine tutti scontiamo e ha come frutto amaro la solitudine.

Care sorelle e fratelli, a un mondo senza cuore Dio dona il suo cuore. Celebriamo il Natale: Gesù è il cuore di Dio. Accogliere Gesù, come stiamo facendo in questa Eucaristia, è ricevere il cuore di Dio. Lui solo può liberarci dalla febbre in cui non c’è più spazio per un amore gratuito. Lui è in grado di dare un cuore a questa terra, di reinventare l’amore laddove pensiamo che la capacità di amare sia morta per sempre. Solo il cuore di Dio renderà possibile una nuova umanità.

(trascrizione da registrazione)