Care sorelle e fratelli,
alcuni pensieri a partire dal messaggio che il Papa dedica a questa giornata per la pace (la 58ma). È una giornata un po’ speciale perché si colloca all’inizio dell’anno giubilare.
La Chiesa Cattedrale è una chiesa giubilare, perciò visitando questa chiesa e partecipando all’Eucaristia, celebrando il sacramento della confessione, avvicinandosi alla comunione, pregando per il Papa e professando la fede noi riceviamo questo dono abbondante della misericordia di Dio.
Al tempo dell’antico Israele suonava il corno del Giubileo e allora vibravano non solo i timpani, ma soprattutto i cuori, particolarmente quelli degli oppressi, degli affaticati, degli stanchi. Dio è dalla loro parte, non dalla parte dell’oppressione, dello sfruttamento e dell’umiliazione. Dice il Papa, nessuna persona viene al mondo per essere oppressa, umiliata e sfruttata. E noi da che parte stiamo?
In questa Eucaristia vogliamo rinnovare la consapevolezza che l’indifferenza, la pigrizia, la paura, l’impotenza indotta da coloro che non vogliono cambiare nulla che intacchi i loro brutali interessi, sono il terreno sul quale germinano e crescono i semi della ingiustizia, della violenza, dell’oppressione, della guerra. E allora non suona più il corno antico ma suona il grido dei poveri e il grido della terra. Continua il Papa: è la voce del sangue di Abele, il giusto.
A partire da questa Eucaristia vogliamo ascoltare questo grido, vogliamo ascoltarci reciprocamente e poi farci voce.
Interroghiamoci insieme su cosa possiamo e dobbiamo fare. Chi di noi vorrebbe essere complice dell’oppressione, dell’umiliazione dell’altro, dello sfruttamento del prossimo? E continua il Santo Padre: mi riferisco alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare. Sono tutti fattori di una concreta minaccia per l’esistenza dell’intera umanità.
Il Papa indica allora alcuni cambiamenti, alcune scelte: il condono del debito dei paesi poveri; la difesa e la promozione della dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale, chiedendo l’abolizione universale della pena di morte; infine la costituzione di un fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei paesi più poveri le attività educative.
Mi sembra che alla luce di queste grandi e impegnative scelte anche noi possiamo compiere qualche scelta a partire dalla condivisione dei beni. Ognuno di noi ha dei talenti, ognuno di noi ha delle possibilità, ognuno di noi ha dei legittimi interessi. Condividiamoli a partire dal valore sociale di ogni legittima proprietà e impresa.
Una condivisione che si nutre di riconoscenza per quello che gratuitamente abbiamo ricevuto o abbiamo raggiunto grazie al nostro lavoro e sacrificio ma anche attraverso la collaborazione di tanti.
Una condivisione di beni a partire dall’esperienza del perdono. Dio condivide il suo amore con noi perdonandoci. E anche noi doniamo il nostro perdono al prossimo.
Una scelta che pure noi possiamo fare quotidianamente è la cura del creato che avvertiamo sempre di più come condizione di abitabilità della terra, soprattutto da parte dei più poveri e pensando alle nuove e future generazioni.
Un’altra scelta che possiamo fare noi è quella della magnanimità, cioè quella ricerca della composizione di interessi sia quando sono legittimi sia anche quando a volte sono contrastanti. Come comporre gli interessi particolari senza arrivare a un conflitto insanabile?
La nostra Diocesi apre sul territorio 13 chiese giubilari proprio per favorire non solo questi sentimenti ma queste scelte. Sto ripetendo in questi giorni l’invito a quelle che saranno 13 manifestazioni della speranza che vorrei fossero promosse in ogni zona, in ogni comunità ecclesiale territoriale. Vorrei che tutti possano percepire che il nostro Dio – il Dio in cui crediamo, il Dio per il quale siamo qui – è un Dio di speranza e che la speranza di Dio non è un’illusione. Noi vogliamo essere pellegrini di questa speranza, quindi testimoni.
Un grande padre antico diceva: “Il tuo amore è più grande dei miei debiti. Se pesiamo i miei peccati in confronto al tuo amore svaniscono come un nulla”.
Chi non ha bisogno di essere perdonato? Chi non ha bisogno del perdono di Dio? Per quanto tempo rinunceremo al gesto umile di riconoscere i nostri peccati e chiedere la grazia elargita nel sacramento della misericordia?
Coloro che intraprenderanno il cammino della speranza – attraverso i grandi gesti del Papa e quelli che anche io mi sono permesso di suggerire – potranno vedere sempre più vicina la tanto agognata meta della pace. Come diceva San Giovanni XXIII: “La vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato dall’ansia e dalla paura della guerra”.
Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace, quella pace vera e duratura che viene donata da Dio a un cuore disarmato. A volte – dice il Papa – basta qualcosa di semplice: un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito. La pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti, più fratelli rispetto a quello che ogni immaginazione ci può prospettare.
Che la nostra Eucaristia sia occasione per ricevere il dono della pace e per diventarne protagonisti per la speranza dell’intera umanità.
(trascrizione da registrazione)