Care sorelle, cari fratelli,
abbiamo ascoltato l’angelo dire: «Non temete: vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore». L’angelo annuncia la grande gioia che il profeta aveva in qualche modo preannunciato: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia; gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda». Sono le parole che abbiamo ascoltato. Nel salmo poi abbiamo cantato: «Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare quanto racchiude, sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta». Questa promessa è stata mantenuta.
In questa notte, proviamo a immaginare la nostra vita nel segno di una promessa: una promessa buona è stata mantenuta per noi. La nascita di Gesù è la promessa mantenuta da Dio.
La nascita di Gesù rappresenta la primizia della vita, quella vita trascorre nell’ordinarietà che conosciamo, che passa attraverso le nostre mani e i nostri cuori: la nostra vita. Gesù che nasce è primizia di una vita nuova, quella vita che noi possiamo riconoscere nelle pagine del Vangelo, quella vita che è nel fondo del cuore ogni donna e di ogni uomo che sogna. Non una vita in pace, ma una vita pacificata. Una vita in cui veramente gli occhi, le labbra, il cuore si possono aprire al sorriso, alla felicità, felici di vivere.
Ecco, la gioia del Natale: Dio non si è dimenticato di noi e la sua vicinanza a noi prende volto, prende forma, prende carne nel bambino di Betlemme.
Ma come può un bambino essere la fonte di questa gioia? Forse la gioia nasce proprio dal fermarsi a guardare il volto di un piccolo e umile bambino, riconoscendolo come il segno di Dio in mezzo a noi.
La gioia del Natale è una gioia sorprendente, perché è una gioia che non si compra e non si vende. È una gioia che è grazia, che è cioè dono di Dio che chiede soltanto di essere accolto con fede. Dio si manifesta in un modo che può sembrare a noi scandaloso. È la gioia per i poveri, i semplici, i miti, per questo può essere motivo di scandalo per i potenti e i superbi.
Il Figlio di Dio si fa uomo affinché l’uomo possa diventare figlio di Dio. Questo è il cuore del mistero che stiamo celebrando: Dio che si fa uomo.
Solo vedendo che Dio è con noi possiamo vedere una luce per la nostra vita, essere felici di essere uomini e vivere con fiducia e gioia.
Care sorelle e fratelli, non possiamo negare però una certa inquietudine pervasiva non solo fuori di noi per le sorti del mondo, ma in noi. È un’inquietudine che a volte prende la forma di una domanda: «È bene vivere o no?».
La gioia del Natale, che è Gesù nella sua nascita, è proprio un dono, una sorpresa. Siamo disposti ad accogliere questo dono? E come accoglierlo? Come possiamo accogliere il dono della gioia del Natale? Possiamo farlo condividendo la gioia, servendo la gioia di vivere tra noi e con coloro che se ne sentono derubati o l’hanno smarrita.
La gioia è il frutto dell’amore e la gioia del Natale non ci è tolta perché in Gesù che nasce ci è manifestato l’amore di Dio.
La sofferenza, qualsiasi essa sia, mette alla prova la gioia di vivere. Credere all’amore di Dio che si è manifestato nella nascita di Gesù è attingere alla sorgente della gioia. Insieme, vivere l’amore per il prossimo è accendere la scintilla della gioia.
Con quale frutto ce ne andremo da questa celebrazione del Natale? Con il portare la gioia agli altri, con il portare la gioia a chi vediamo provato, con il portare la gioia cominciando proprio da coloro che vivono con noi. Portiamo questa gioia e la gioia donata ritornerà a noi. E allora serviamo la vita, serviamo la gioia, serviamo la gioia di vivere. E sarà un gioioso Natale.
(trascrizione da registrazione)





