Care sorelle e cari fratelli,
quest’anno ho notato un’abbondanza di luci natalizie e mi son dato questa risposta alla domanda “perché?”. Ci possono essere risposte diverse, ma io ho avvertito una necessità di luce. Mi sembra che questa moltiplicazione di luci natalizie dicesse del desiderio di luce a fronte di una percezione di oscurità incombente, di oscurità insopportabile.
Un’immagine riassume questa idea. L’oscurità di quei papà e di quelle mamme che hanno perso i loro figli nella tragedia di Crans Montana: una luce che è diventata causa di oscurità. Penso a tutti i papà e le mamme che vivono l’oscurità della perdita del loro figlio in tante condizioni diverse, che a volte assumono il volto di un dramma non solo per i modi con cui avvengono, ma anche per la vastità del numero di giovani rapito alle loro famiglia.
Sono eventi che hanno una densità in cui non è facile da narrare, ma nello stesso tempo diventano una specie di parabola di una condizione umana esposta all’oscurità. Quindi direi non è solo attesa, è proprio un bisogno di luce. Noi non siamo fatti per il buio, noi siamo fatti per la luce, ed è bello anche immaginare che il nostro destino appunto non sia l’oscurità, il buio, il niente, il nulla, ma che il nostro destino sia appunto luce, luminoso.
In una situazione di diffusa e direi crescente incertezza e di smarrimento che può portare a una specie di fatalismo, alla fine quale sarà la stella che guida la nostra vita? Abbiamo bisogno di rassicurazioni, certo, ma oggi la domanda di sicurezza e rassicurazione a volte diventa una domanda ansiosa. Abbiamo bisogno di stelle che siano affidabili, abbiamo bisogno di persone credibili, abbiamo bisogno di un’umanità vera. Non ci interessano le grandi dimensioni, ci interessa fare l’esperienza di un’umanità vera.
Abbiamo bisogno di una comunità reale. Sto percorrendo le strade della nostra diocesi visitando ogni comunità. Le nostre comunità saranno significative se e quando sapranno diventare luoghi di un’umanità reale, dove si sperimenta l’incontro, dove si vince la solitudine e dove si vince l’indifferenza.
Abbiamo bisogno della stella della giustizia, perché non ci sarà pace se non c’è giustizia per tutti, per ognuno.
Abbiamo bisogno anche della stella della spiritualità. Molte persone oggi si interrogano e cercano delle risposte ad un bisogno spirituale che avvertono profondo, e sentono che le “cose”, il consumo delle cose, non può dare risposta a questa fame di spirito. Abbiamo bisogno di un senso per la nostra esistenza.
L’evento dei Magi ci parla di uomini che si mettono in viaggio perché hanno visto una stella. Non si sono accontentati di sapere intellettualmente che sarebbe nato il re dei Giudei, ma hanno deciso di camminare. La differenza è la scelta. Di fronte alle stelle che il Signore continuamente accende nella nostra vita, noi prendiamo la decisione di metterci al loro seguito?
Vi sono diverse stelle che noi possiamo seguire.
Innanzitutto la stella della creazione: la creazione, il mondo, la sua bellezza ci possono portare a Dio, se sappiamo vedere questa bellezza e se sappiamo custodirla.
Vi è la stella della fede; come scriveva Dante Alighieri: «fede è quella che scintilla in me come stella in cielo». La fede in Dio è una luce che illumina i passi della nostra vita.
Vi è la stella della Parola, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato e che illumina il cammino indicando la meta.
Vi è la stella della testimonianza: quante persone con la loro testimonianza ci indicano la via da seguire. Quanti testimoni, anche giovani testimoni, in mezzo a noi.
Vi è la stella della comunità.
Vi è una stella che oggi forse sembra un po’ offuscata in un mondo così prepotente, aggressivo, a volte anche così chiuso nel suo io: è la stella della gentilezza. Vi voglio leggere una parola di Papa Francesco, nella lettera Fratelli tutti: “In un mondo in cui la volgarità e la violenza sono all’ordine del giorno, l’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano degli ostacoli alla nostra tranquillità. Dunque si finisce per trattarli come fastidi e aumenta l’aggressività. Ciò si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, nelle situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del ‘si salvi chi può’. Tuttavia è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità».
Care sorelle e cari fratelli, che la stella del Natale non si spenga. Si spegneranno le luci del Natale, ma la stella del Natale di Gesù non si spenga nei vostri cuori. È una stella piccola come un bambino o come Maria. Un grandissimo artista, un architetto che ha realizzato uno dei grandi capolavori che è la Sagrada Famiglia di Barcellona, scrive: «Maria, non ti dispiaccia di essere piccola; lo sono anche i fiori e le stelle».
Cari fratelli e sorelle, andiamocene anche noi come i Magi, ritorniamo alla nostra via, ritorniamo a una vita che sappiamo è illuminata dalla stella, la stella del Natale che si moltiplica in tante stelle che abbiamo voluto ricordare.
(trascrizione da registrazione)





