Care sorelle e fratelli, è il giorno della commemorazione di tutti i defunti. Certamente nel cuore portiamo quelli che abbiamo conosciuto, che ci hanno amato, che abbiamo amato, con i quali abbiamo condiviso un tratto a volte anche lungo della nostra vita.
Ecco, noi ricordiamo, piangiamo, benediciamo, ringraziamo, perdoniamo. Questo ricordo è ricchissimo di tanti sentimenti.
In questa eucaristia noi siamo invitati a pregare per tutti i defunti. E in un modo particolare il Papa ieri l’ha ricordato, per quelli per cui nessuno prega, forse nemmeno noi.
Che cosa significa pregare per i defunti? Ecco, a me sembra che sia innanzitutto riconoscere una sopravvivenza. Questi morti in realtà non sono così morti, altrimenti non pregheremmo per loro.
Una sopravvivenza, una specie di istinto, è impossibile che tutto finisca, un sentimento di paura, possibile che tutto si estingua, scompaia nel nulla. Nella storia delle religioni, la preghiera per i morti è stata anche dettata dalla paura dei morti.
Pregare per i defunti significa coltivare una speranza per loro e anche per noi. Ecco, tutto questo è appartenuto alla storia dell’umanità, alle diverse civiltà, alle diverse religioni, non solo le grandi religioni che oggi raccolgono l’umanità, ma anche le grandi religioni che si sono succedute nel tempo. Sempre c’è stato questo sentimento che poi si è tradotto in preghiere, riti, immagini, narrazioni.
Leggevo un autore importante contemporaneo, Ernest Hemingway, in un suo romanzo, fa dire ad uno dei suoi protagonisti: “Perché i vecchi si svegliano presto?“. E fa rispondere a questa domanda con un’altra domanda: “Sarà perché la giornata così può durare più a lungo?”.
Vi è un desiderio di vita, soprattutto quando la vita sembra approssimarsi, un desiderio di vita, di vivere per sempre, ma non semplicemente di durare, di vivere pienamente.
Ecco, noi preghiamo, preghiamo da cristiani, quindi preghiamo da credenti nella risurrezione di Gesù, che è la primizia della risurrezione dei morti, l’abbiamo sentito dall’apostolo Paolo.
Noi preghiamo da cristiani perché vogliamo esprimere così il nostro amore per i nostri defunti, i nostri cari e tutti i defunti. È un gesto d’amore la preghiera, non solo la custodia di un ricordo, di una memoria.
È un gesto d’amore che diventa tanto più vero, tanto più noi cerchiamo di vivere nella nostra vita il bene che i nostri cari ci hanno insegnato. È un gesto d’amore la preghiera per loro, che ci unisce a loro, superando la barriera della morte.
È un gesto d’amore la preghiera per loro, perché li stiamo accompagnando a Dio. È un gesto d’amore che ci ricorda le parole del Cantico dei Cantici: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore”. Anzi, per noi cristiani l’amore è più forte della morte.
E allora preghiamo, accogliendo il dono della vita, la nostra vita, come dono di Dio. Preghiamo scegliendo la vita, scegliendo la vita. È un dono da scegliere ogni giorno, preghiamo servendo la vita, soprattutto la vita dei più deboli, dei più fragili, dei più piccoli.
La vita ha bisogno di comunione, la comunione con Dio, la comunione con i nostri cari defunti, la comunione con il prossimo, la comunione anche con noi stessi. L’immagine che abbiamo detto del profeta Isaia, il banchetto finale, è l’immagine di questa comunione.
(trasrcizione da registrazione)





